L’acquisto del pellet nel periodo prestagionale (aprile-luglio) ha sempre rappresentato l’opportunità per risparmiare sui consumi invernali. Nel maggio 2026, tuttavia, il mercato registra un rincaro anomalo: il prezzo medio nazionale per il pellet ENplus® ha toccato i 502 euro a tonnellata. Questo valore segna un aumento del 34,5% rispetto al 2025. Non si tratta di speculazione locale, ma di una tempesta perfetta che sta colpendo l’intera filiera europea. Ecco i dati reali e i motivi tecnici dietro questo aumento.

1. La crisi della materia prima: mancano i trucioli

Il pellet si produce storicamente dagli scarti delle segherie.

  • Calo della produzione: La crisi dell’edilizia ha ridotto la produzione di legname, costringendo molte segherie in Austria e Germania a chiudere. Questo ha causato una flessione del 7% nella produzione europea di pellet.
  • Prezzo alle stelle: La scarsità ha spinto il prezzo della segatura vergine oltre i 120 euro per tonnellata in Austria.
  • Qualità e costi: L’abete bianco e rosso scarseggia, costringendo i produttori a integrare legno duro o residui agricoli. Questi processi richiedono più energia elettrica per la pressatura, con un impatto sul prezzo al sacco stimato tra il 5% e l’8%.

2. Lo shock logistico e i pedaggi in Campania

La logistica del pellet è estremamente sensibile ai costi del carburante e dei pedaggi.

  • Effetto Hormuz: Il blocco dello Stretto di Hormuz a febbraio 2026 ha fatto crollare del 94% il transito di unità petrolifere. Il prezzo del gasolio autotrazione in Italia ha raggiunto i 2,18 euro/litro ad aprile 2026, segnando un +26% su base annua.
  • Impatto locale (Napoli e Salerno): Sulla tratta A3 Napoli-Salerno i pedaggi hanno subito l’incremento più alto a livello nazionale (+1,925%) dal 1° gennaio 2026. A questo si somma l’aumento della Tangenziale di Napoli a 1,05 euro.
  • Costo netto: Per un bilico da 30 tonnellate dall’Austria o Germania verso il Sud Italia, l’aumento dei costi vivi di solo carburante è di 150-200 euro. Questo rincaro viene interamente ribaltato sul prezzo al sacco per sostenere i margini ridotti delle imprese di trasporto.

3. L’IVA al 22% e le nuove normative europee

  • Fine degli sconti fiscali: L’IVA applicata è stabilmente tornata al 22%, pesando su una base imponibile già cresciuta per i costi produttivi. Manca l’intervento correttivo per il ritorno al 10% (presente invece in nazioni come la Spagna), costituendo un onere aggiuntivo di 12 punti percentuali interamente a carico del consumatore.
  • RED III ed EUDR: Le nuove direttive europee sulla sostenibilità aggiungono oneri amministrativi e di tracciabilità satellitare. Il solo adeguamento al Regolamento UE sulla Deforestazione (EUDR) aggiunge tra i 2 e i 5 euro per tonnellata ai costi di produzione del pellet certificato.

Conviene aspettare l’estate per lo “scalone” dei prezzi?

La risposta breve: No. Le associazioni di categoria avvertono che quest’anno ci sarà solo un lieve “scalino”, senza crolli di prezzo.

A fine inverno i magazzini europei dei produttori si sono svuotati, azzerando gli eccessi di offerta da smaltire in saldo. In aggiunta, i consumatori in Nord Europa (Germania e Francia) stanno già acquistando volumi massicci per l’inverno 2026-27, saturando la capacità produttiva disponibile già a maggio. Attendere l’estate sperando in ribassi espone al rischio concreto di nuovi rincari a settembre dovuti alla ripartenza della domanda autunnale.

Il pellet conviene ancora? I numeri alla mano

Nonostante l’aumento del prezzo nominale, il pellet a maggio 2026 costa circa 96 €/MWh. A confronto:

  • Metano: Il gas di rete costa 110 €/MWh. Il pellet garantisce ancora un risparmio del 13%.
  • Gasolio da riscaldamento: Costa 136 €/MWh. Rispetto al gasolio, il pellet fa risparmiare il 29%.

Per una famiglia media (15.000 kWh termici annui), il riscaldamento a pellet nel 2026 costa circa 1.440 euro, contro i 1.650 euro del metano e gli oltre 2.000 del gasolio. Il vantaggio si amplifica se si sfrutta il Conto Termico 3.0 per l’installazione di nuovi impianti, incentivo in grado di coprire fino al 65% della spesa di installazione.


FAQ lampo

Posso trovare pellet a prezzi stracciati? In un mercato dai prezzi alti, la tentazione di acquistare pellet “nero” o non certificato è forte. Tuttavia, con l’entrata in vigore delle sanzioni RED III e i controlli doganali TRACES, il rischio di sequestro della merce è estremamente concreto.

I prezzi scenderanno nella seconda metà del 2026? Posizioni minoritarie ipotizzano un calo dovuto all’aumento delle importazioni extra-UE (da Cile, Brasile o Vietnam). Tuttavia, gli analisti evidenziano che l’alto costo del trasporto primario logistico per portare il materiale al Sud Italia neutralizza quasi ogni vantaggio di produzione.


Dove acquistare a Napoli e provincia

Fratelli Guarino fornisce pellet certificato (ENplus/DINplus) operando con totale trasparenza sui costi logistici in questo periodo complesso. Consegna garantita entro 30 km da Melito di Napoli.
Scopri disponibilità e blocca la tua fornitura sulla Pagina del Pellet.